Matematicamente

lunedì 22 dicembre 2008

Buon Natale 2008 Con "Il Natale Di Martin"

Cari ragazzi e cari lettori, dedico a voi tutti questo post con cui vi auguro di trascorrerere delle Serene Festività insieme ai vostri cari, ricordando che il vero significato del Natale sta nella solidarietà verso gli Altri e nella ricerca di quei valori che sono il fondamento dell'esistenza umana.


Ho scelto un bellissimo disegno della cara Maestra Pat e un toccante racconto del grande Lev Nikolaevič Tolstoj, " Il Natale di Martin".


***


Il Natale di Martin


Adeste Fideles...


                               vetratasin       vetratacentr       vetratadx                


                               bassosin     vetrcentrbasso  bassodx


                          candelesx                   candelesx


                                           stelle   stelle   stelle



In una certa città viveva un ciabattino, di nome Martin Avdeic. Lavorava in una stanzetta in un seminterrato, con una finestra che guardava sulla strada. Da questa poteva vedere soltanto i piedi delle persone che passavano, ma ne riconosceva molte dalle scarpe, che aveva riparato lui stesso. Aveva sempre molto da fare, perché lavorava bene, usava materiali di buona qualità e per di più non si faceva pagare troppo.
Anni prima, gli erano morti la moglie e i figli e Martin si era disperato al punto di rimproverare Dio. Poi un giorno, un vecchio del suo villaggio natale, che era diventato un pellegrino e aveva fama di santo, andò a trovarlo. E Martin gli aprì il suo cuore.
- Non ho più desiderio di vivere - gli confessò. - Non ho più speranza.
Il vegliardo rispose: « La tua disperazione è dovuta al fatto che vuoi vivere solo per la tua felicità. Leggi il Vangelo e saprai come il Signore vorrebbe che tu vivessi.»
Martin si comprò una Bibbia. In un primo tempo aveva deciso di leggerla soltanto nei giorni di festa ma, una volta cominciata la lettura, se ne sentì talmente rincuorato che la lesse ogni giorno.
E cosi accadde che una sera, nel Vangelo di Luca, Martin arrivò al brano in cui un ricco fariseo invitò il Signore in casa sua. Una donna, che pure era una peccatrice, venne a ungere i piedi del Signore e a lavarli con le sue lacrime. Il Signore disse al fariseo: «Vedi questa donna? Sono entrato nella tua casa e non mi hai dato acqua per i piedi. Questa invece con le lacrime ha lavato i miei piedi e con i suoi capelli li ha asciugati... Non hai unto con olio il mio capo, questa invece, con unguento profumato ha unto i miei piedi.»
Martin rifletté. Doveva essere come me quel fariseo. Se il Signore venisse da me, dovrei comportarmi cosi? Poi posò il capo sulle braccia e si addormentò.
All'improvviso udì una voce e si svegliò di soprassalto. Non c'era nessuno. Ma senti distintamente queste parole:
- Martin! Guarda fuori in strada domani, perché io verrò.
L'indomani mattina Martin si alzò prima dell'alba, accese il fuoco e preparò la zuppa di cavoli e la farinata di avena. Poi si mise il grembiule e si sedette a lavorare accanto alla finestra. Ma ripensava alla voce udita la notte precedente e così, più che lavorare, continuava a guardare in strada. Ogni volta che vedeva passare qualcuno con scarpe che non conosceva, sollevava lo sguardo per vedergli il viso.
Passò un facchino, poi un acquaiolo. E poi un vecchio di nome Stepanic, che lavorava per un commerciante del quartiere, cominciò a spalare la neve davanti alla finestra di Martin che lo vide e continuò il suo lavoro.
Dopo aver dato una dozzina di punti, guardò fuori di nuovo. Stepanic aveva appoggiato la pala al muro e stava o riposando o tentando di riscaldarsi. Martin usci sulla soglia e gli fece un cenno.
- Entra - disse - vieni a scaldarti. Devi avere un gran freddo.
- Che Dio ti benedica!- rispose Stepanic. Entrò, scuotendosi di dosso la neve e si strofinò ben bene le scarpe al punto che barcollò e per poco non cadde.
- Non è niente - gli disse Martin. - Siediti e prendi un po' di tè.
Riempi due boccali e ne porse uno all'ospite. Stepanic bevve d'un fiato. Era chiaro che ne avrebbe gradito un altro po'. Martin gli riempi di nuovo il bicchiere. Mentre bevevano, Martin continuava a guardar fuori della finestra.
- Stai aspettando qualcuno? - gli chiese il visitatore.
- Ieri sera- rispose Martin - stavo leggendo di quando Cristo andò in casa di un fariseo che non lo accolse coi dovuti onori. Supponi che mi succeda qualcosa di simile. Cosa non farei per accoglierlo! Poi, mentre sonnecchiavo, ho udito qualcuno mormorare: "Guarda in strada domani, perché io verrò".
Mentre Stepanic ascoltava, le lacrime gli rigavano le guance. - Grazie, Martin Avdeic. Mi hai dato conforto per l'anima e per il corpo.
Stepanic se ne andò e Martin si sedette a cucire uno stivale. Mentre guardava fuori della finestra, una donna con scarpe da contadina passò di lì e si fermò accanto al muro. Martin vide che era vestita miseramente e aveva un bambino fra le braccia. Volgendo la schiena al vento, tentava di riparare il piccolo coi propri indumenti, pur avendo indosso solo una logora veste estiva. Martin uscì e la invitò a entrare. Una volta in casa, le offrì un po' di pane e della zuppa.
- Mangia, mia cara, e riscaldati - le disse.
 Mangiando, la donna gli disse chi era: - Sono la moglie di un soldato. Hanno mandato mio marito lontano otto mesi fa e non ne ho saputo più nulla. Non sono riuscita a trovare lavoro e ho dovuto vendere tutto quel che avevo per mangiare. Ieri ho portato al monte dei pegni il mio ultimo scialle.
Martin andò a prendere un vecchio mantello. - Ecco - disse. - È un po' liso ma basterà per avvolgere il piccolo.
La donna, prendendolo, scoppiò in lacrime. - Che il Signore ti benedica.
- Prendi - disse Martin porgendole del denaro per disimpegnare lo scialle. Poi l’accompagnò alla porta.
Martin tornò a sedersi e a lavorare. Ogni volta che un'ombra cadeva sulla finestra, sollevava lo sguardo per vedere chi passava.
Dopo un po', vide una donna che vendeva mele da un paniere. Sulla schiena portava un sacco pesante che voleva spostare da una spalla all'altra. Mentre posava il paniere su un paracarro, un ragazzo con un berretto sdrucito passò di corsa, prese una mela e cercò di svignarsela. Ma la vecchia lo afferrò per i capelli. Il ragazzo si mise a strillare e la donna a sgridarlo aspramente.
Martin corse fuori. La donna minacciava di portare il ragazzo alla polizia. - Lascialo andare, nonnina - disse Martin. - Perdonalo, per amor di Cristo.
La vecchia lasciò il ragazzo. - Chiedi perdono alla nonnina - gli ingiunse allora Martin.
Il ragazzo si mise a piangere e a scusarsi. Martin prese una mela dal paniere e la diede al ragazzo dicendo: - Te la pagherò io, nonnina.
- Questo mascalzoncello meriterebbe di essere frustato - disse la vecchia.
- Oh, nonnina - fece Martin - se lui dovesse essere frustato per aver rubato una mela, cosa si dovrebbe fare a noi per tutti i nostri peccati? Dio ci comanda di perdonare, altrimenti non saremo perdonati. E dobbiamo perdonare soprattutto a un giovane sconsiderato.
- Sarà anche vero - disse la vecchia - ma stanno diventando terribilmente viziati.
Mentre stava per rimettersi il sacco sulla schiena, il ragazzo sì fece avanti. - Lascia che te lo porti io, nonna. Faccio la tua stessa strada.
La donna allora mise il sacco sulle spalle del ragazzo e si allontanarono insieme.
Martin tornò a lavorare. Ma si era fatto buio e non riusciva più a infilare l'ago nei buchi del cuoio. Raccolse i suoi arnesi, spazzò via i ritagli di pelle dal pavimento e posò una lampada sul tavolo. Poi prese la Bibbia dallo scaffale.
Voleva aprire il libro alla pagina che aveva segnato, ma si apri invece in un altro punto. Poi, udendo dei passi, Martin si voltò. Una voce gli sussurrò all'orecchio:
- Martin, non mi riconosci?
- Chi sei? - chiese Martin.
- Sono io - disse la voce. E da un angolo buio della stanza uscì Stepanic, che sorrise e poi svanì come una nuvola.
- Sono io - disse di nuovo la voce. E apparve la donna col bambino in braccio. Sorrise. Anche il piccolo rise. Poi scomparvero.
- Sono io - ancora una volta la voce. La vecchia e il ragazzo con la mela apparvero a loro volta, sorrisero e poi svanirono.
Martin si sentiva leggero e felice. Prese a leggere il Vangelo là dove si era aperto il libro. In cima alla pagina lesse: « Ebbi fame e mi deste da mangiare, ebbi sete e mi dissetaste, fui forestiero e mi accoglieste. In fondo alla pagina lesse: Quanto avete fatto a uno dei più piccoli dei miei fratelli, l’avete fatto a me.»
Così Martin comprese che il Salvatore era davvero venuto da lui quel giorno e che lui aveva saputo accoglierlo.


___________________________________


Riporto di seguito, per il loro contenuto che arricchisce questo articolo, due commenti  scritti dai cari amici Pier Luigi Zanata e Gaetano Barbella.


Commento di Pier Luigi ( Vi invito a leggere il suo bellissimo post "Lettera di Babbo Natale")


Bellissimo racconto e scelta eccezionale.
Sorellina rispondo con una lettera scritta da Babbo Natale:



''Negli ultimi tempi ha fatto tanto freddo al Polo Nord che l' Orso Polare ha dormito quasi in continuazione e questo Natale e' stato meno utile del solito. Il Polo Nord e' diventato piu' freddo di qualsiasi cosa fredda mai esistita, e l' Orso vi ha appoggiato il naso e se l' e' trovato spellato: e' per questa ragione che lo si vede con un legaccio rosso al naso (la benda pero' e' caduta). Perche' l' ha fatto? Chi lo sa. Certo e' che ficca sempre il naso dove non dovrebbe, a esempio nei miei armadi.
E poi, da quando e' cominciato l' inverno qui c' e' un gran buio. Il Sole, come e' ovvio, son tre mesi che non lo si vede, e quest' anno niente Aurore Boreali. L' Orso Polare ha convinto sua cugina (che e' anche un po' sua amica), l ' Orsa Maggiore, a splendere piu' del solito a nostro beneficio, e questa settimana ho assunto una cometa perche' mi aiuti a preparare i pacchetti, ma non serve granche'.
L' Orso Polare quest' anno non si e' mostrato certo piu' sensato del solito: ieri a furia di tirare palle di neve all' Uomo-di-neve in giardino, lo ha spinto oltre il margine della roccia facendolo cadere sulla mia slitta che si trovava ai piedi di questa, e sono finite in pezzi molte cose, tra cui lui stesso.''


Questa lettera e' stata scritta nel 1927 da J.R.R. Tolkien (si' proprio lo scrittore della famosa trilogia ''Il signore degli Anelli'' e de ''Lo Hobbit'') e inviata ai suoi figli, John, Michael, Cristopher e Priscilla.
Tolkien a partire dal 1920 comincio' ad inviare ai figli lettere firmate Babbo Natale. Infilate in buste bianche di neve, ornate di disegni e affrancate con francobolli delle Poste Polari, e contenenti narrazioni illustrate e poesie, esse continuarono ad arrivare in casa Tolkien per piu' di trent' anni, portate dal postino o da altri misteriosi ambasciatori.
Con Babbo Natale vivono una serie di personaggi: l' Orso Polare e i Cuccioli suoi nipoti Paku e Valkotukka (''Grasso'' e ''Pelobianco''); gli Uominini-di-neve; gli Gnomi Rossi e gli Elfi, uno dei quali, Ilbereth, diventera' segretario di Babbo Natale.
''Le lettere di Babbo Natale'' di J.R.R. Tolkien sono pubblicate da Rusconi, e sono accompagnate dai disegni realizzati dallo stesso autore.


Un bel modo per far avvicinare i nostri bambini e ragazzi alle fantastiche storie di Tolkien.
Felice Natale
Vale

Commento di Gaetano


Questo è un giorno speciale perché tutto può capitare all’indomani. Beh, non proprio domani, ossia a Santo Stefano, ma immaginando che nasca in noi qualcosa di nuovo, questo si conforma al nostro desiderio del momento, in relazione a certe premesse che riguardano il nostro stile di vita.
Si è capito fino ad un certo punto com’è fatto Martin Avdeic del racconto di Lev Nikolaevič Tolstoj, “Il Natale di Martin”, che ci ha regalato l’amica Annarita. Sembra di sì ma fino ad un certo punto.
È vero che egli “voleva vivere solo per la sua felicità”, come gli aveva detto quel saggio pellegrino, tuttavia come avrebbe potuto soccorrere quel vecchio che spalava la neve, quella donna col bambino, vestita miseramente ed infine intervenire in favore del ragazzo della mela, poi rinsavito? Vi siete chiesto perché?
Ve lo dico io, perché era profondamente caritatevole, oltre che timorato di Dio. Due cose che gli venivano dalla bontà che è la madre di tutte le virtù. Tant'è che Gesù stesso rimproverò quel giovane ricco che anelava aver parte della vita eterna e che lo chiamò «Maestro buono». «Perché mi chiami buono? – rispose – Nessuno è buono all’infuori di Dio solo».
Sappiamo che al giovane ricco in questione, Gesù suggerì di privarsi dei suoi beni per diventare caritatevole, giusto come fece istintivamente il nostro Martin del racconto: lui che era tutt’altro che ricco. Ma sappiamo anche dai Vangeli l’esito dell’episodio del giovane ricco. incapace di mettere in pratica ciò che gli venne richiesto dal Signore.
E di Martin fra gli uomini ce ne sono tanti, meno male! Ma sono sparsi e non amano tanto farsi vedere, poveri come sono molti di essi. Altrimenti come farebbe a rinascere ogni Natale un nuovo Gesù senza i pastorelli che sono, appunto, i primi “Martin” del primo Gesù, lì a Nazaret!

Buon Natale a tutti,
Gaetano

***


Segnalo il bel post dell'amica skip, che consiglio di leggere.



Leggi i post


- Natale 2008: Calendari, Biglietti Augurali, Gadget E Altro


- Save The Children: Buon Natale 2008 A Tutti I Bambini Del Mondo


- Il Natale di Charlie Brown


- Holy Night: Buon Natale 2007


- Capodanno 2008 con un calendario dinamico in stile web 2.0 e slideshow


30 commenti:

  1. Ciao Annarita,

    innanzitutto mi complimento per la scelta del racconto del grande Tolstoj, uno dei maestri della letteratura mondiale.

    In secondo luogo ti vorrei fare una domanda, che forse per te è banale, ma per me non lo è affatto.

    Sto facendo delle ricerche linguistiche e ho "inventato" (ammesso che non lo sia già stata) il concetto di "totalità meno 1", "totalità meno 2"... "totalità meno n".

    Vorrei sapere se posso usare i vecchi ordinali transfiniti di Cantor, però come "negativi" (omega meno 1, omega meno 2... omega meno n). Vorrei sapere:

    1) se è un uso matematicamente legittimo;

    2) se è un uso nuovo.


    Buon Natale e Buon 2009,

    Mikelo

    RispondiElimina
  2. Oh, che ricordi, Annarita.

    Questo racconto di Tolstoj è stato recitato - dopo averne fatto la sceneggiatura - in una mia classe ormai molti anni fa.

    Le immagini sono della cara amica Pat.

    Insomma un post che mi tocca particolarmente.


    Auguri carissimi di tanta serenità a te e ai tuoi cari.

    RispondiElimina
  3. Annarita grazie per il bel racconto ispirato alla rinascita interiore di quei valori che danno significato alla vita.

    Auguri a te e ai tuoi cari

    un abbraccio


    skip

    RispondiElimina
  4. Grazie Annarita per il racconto.

    Grazie ancora per gli auguri.

    Anch'io ti auguro di trascorrere un sereno e festoso Natale con i tuoi cari.

    IL Natale è anche per coloro che soffrono . davvero dovrebbe essere così , ma purtroppo tanto ci distoglie dal ricordarlo.parlo anche per me naturalmente . Mi piacerebbe essere più buona davvero e altruista.

    domani pubblicherò alcuni racconti di natale inventati dai miei alunni, davvero carini.

    un abbraccio

    elisa

    RispondiElimina
  5. Ciao prof. Si ricorda di me? Sono Marco. quest'anno sono in terza e ho gli esami! L'anno scorso venivo spesso sui suoi blog. Quest'anno non ha le stesse classi, è vero? immagino che sarà dispiaciuta.

    Le auguro un meraviglioso Natale e si riposi un po' che lei lavora troppo!!!


    Con affetto.

    Marco

    RispondiElimina
  6. Un racconto molto bello e che fa pensare. Grazie prof. Le voglio bene. Le auguro un Natale felice e buone feste.


    Baci

    Ilaria

    RispondiElimina
  7. Ciao Mikelo! sono contenta che tu abbia apprezzato la mia scelta.


    Per quanto riguarda la tua domanda circa l'appropriatezza dell'utilizzo degli ordinali transfiniti di Cantor come "negativi", risponderei di no, in quanto non esiste "infinito meno uno". Per questo ci sono i numeri surreali, in cui è legittimo definire

    omega meno uno, ma anche omega mezzi oppure radice di omega.

    RispondiElimina
  8. Cara Renata, sono felice di avere scelto un racconto a te caro per i ricordi che ti fa rivivere. I disegni di Pat (anche a me molto cara) sono fantastici.


    Auguri di ogni bene.

    Con affetto.

    annarita:)

    RispondiElimina
  9. cara Skip, siamo sulla stessa lunghezza d'onda. Carissimi auguri ancora una volta.


    Un abbraccio

    annarita

    RispondiElimina
  10. Elisa, stai pur certa che farò del mio meglio per passare un sereno Natale!;)


    Passerò questa sera a leggere i racconti.


    Un abbraccio

    annarita:)

    RispondiElimina
  11. Marcoooo! Certo che mi ricordo di te. Spero che tu sia "meno annoiato dell'annos corso" e che adesso la matematica ti sia più gradita! Lo so che sei interza come so pure che sei in gamba!


    In ogni caso, se dovessi avere bisogno di un aiutino, basta che me lo fai sapere!


    Abbraccioni

    prof. Annarita

    RispondiElimina
  12. Ilaria carissima, anch'io ti voglio bene!:)


    Ricambio l'augurio con tutto il cuore.


    Abbraccioni

    prof. annarita

    RispondiElimina
  13. Ciao Annarita, ti ricordi di me, vero?? :)


    E' da tanto chenon scrivo un commento, mi dispiace.... non sono stato molto bene e dopo mi sono un po dedicato al mio (e di Marino) piccolo sitino sul natale, se vuoi visitalo, mi farebbe piacere....


    Come va??? spero bene....Ho letto questo articolo ed è molto interessante, complimenti....


    Ti auguro di passare un sereno e felice Natale...... anke ai tuoi alunni ;)


    Ciao, a presto....

    BUON NATALE!!!!

    RispondiElimina
  14. Matteo, stai scherzando, vero? Vuoi che non mi ricordi di te, se sono passata dal tuo blog oggi o ieri?


    Mi dispiace che non sia stato molto bene. Adesso per fortuna ci sono le vacanze così potrai riprenderti per bene....e poi la volata finale per l'esame di terza!!!


    Passerò presto dal sito sul Natale.


    Un abbraccio

    annarita:)

    RispondiElimina
  15. Buon Natale, Annarita.

    Maurizio.

    RispondiElimina
  16. Bellissimo racconto e scelta eccezionale.

    Sorellina rispondo con una lettera scritta da Babbo Natale:

    ''Negli ultimi tempi ha fatto tanto freddo al Polo Nord che l' Orso Polare ha dormito quasi in continuazione e questo Natale e' stato meno utile del solito. Il Polo Nord e' diventato piu' freddo di qualsiasi cosa fredda mai esistita, e l' Orso vi ha appoggiato il naso e se l' e' trovato spellato: e' per questa ragione che lo si vede con un legaccio rosso al naso (la benda pero' e' caduta). Perche' l' ha fatto? Chi lo sa. Certo e' che ficca sempre il naso dove non dovrebbe, a esempio nei miei armadi.

    E poi, da quando e' cominciato l' inverno qui c' e' un gran buio. Il Sole, come e' ovvio, son tre mesi che non lo si vede, e quest' anno niente Aurore Boreali. L' Orso Polare ha convinto sua cugina (che e' anche un po' sua amica), l ' Orsa Maggiore, a splendere piu' del solito a nostro beneficio, e questa settimana ho assunto una cometa perche' mi aiuti a preparare i pacchetti, ma non serve granche'.

    L' Orso Polare quest' anno non si e' mostrato certo piu' sensato del solito: ieri a furia di tirare palle di neve all' Uomo-di-neve in giardino, lo ha spinto oltre il margine della roccia facendolo cadere sulla mia slitta che si trovava ai piedi di questa, e sono finite in pezzi molte cose, tra cui lui stesso.''


    Questa lettera e' stata scritta nel 1927 da J.R.R. Tolkien (si' proprio lo scrittore della famosa trilogia ''Il signore degli Anelli'' e de ''Lo Hobbit'') e inviata ai suoi figli, John, Michael, Cristopher e Priscilla.

    Tolkien a partire dal 1920 comincio' ad inviare ai figli lettere firmate Babbo Natale. Infilate in buste bianche di neve, ornate di disegni e affrancate con francobolli delle Poste Polari, e contenenti narrazioni illustrate e poesie, esse continuarono ad arrivare in casa Tolkien per piu' di trent' anni, portate dal postino o da altri misteriosi ambasciatori.

    Con Babbo Natale vivono una serie di personaggi: l' Orso Polare e i Cuccioli suoi nipoti Paku e Valkotukka (''Grasso'' e ''Pelobianco''); gli Uominini-di-neve; gli Gnomi Rossi e gli Elfi, uno dei quali, Ilbereth, diventera' segretario di Babbo Natale.

    ''Le lettere di Babbo Natale'' di J.R.R. Tolkien sono pubblicate da Rusconi, e sono accompagnate dai disegni realizzati dallo stesso autore.

    Un bel modo per far avvicinare i nostri bambini e ragazzi alle fantastiche storie di Tolkien.

    Felice Natale

    Vale

    RispondiElimina
  17. Pier Luigi carissimo, grazie infinite per il bellissimo racconto di Tolkien. Lo inserirò nel post, come merita, ma non adesso perché sono alle prese con i preparativi per il Natale.


    Forse stasera sul tardi. Ti rinnovo i miei più affettuosi auguri di Buon Natale...ma ci sentiremo ancora per le festività.


    Baciotti e abbracci da sorellina:)

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  18. Maurizio carissimo non sai che gioia mi dai. E' il più bel regalo che potessi aspettarmi: avere tue notizie. Ero veramente in apprensione e non c'è stato giorno che non abbia pensato a te.


    Ti auguro un mondo di bene e di realizzare i tuoi desideri.


    Con affetto

    annarita:)

    RispondiElimina
  19. Grazie. Come sempre mi vizi.

    Vale

    RispondiElimina
  20. Questo è un giorno speciale perché tutto può capitare all’indomani. Beh, non proprio domani di Natale, ossia a Santo Stefano, ma immaginando che nasca in noi qualcosa di nuovo, questa si conforma al nostro desiderio del momento, in relazione a certe premesse che riguardano il nostro stile di vita.

    Si è capito fino ad un certo punto com’era fatto Martin Avdeic del racconto di Lev Nikolaevič Tolstoj, “Il Natale di Martin”, che ci ha regalato l’amica Annarita. Sembra di sì ma fino ad un certo punto.

    È vero che egli “voleva vivere solo per la sua felicità”, come gli aveva detto quel saggio pellegrino, tuttavia come avrebbe potuto soccorrere quel vecchio che spalava la neve, quella donna col bambino, vestita miseramente ed infine intervenire in favore del ragazzo della mela, poi rinsavito? Vi siete chiesto perché?

    Ve lo dico io, perché era profondamente caritatevole, oltre che timorato di Dio. Due cose che gli venivano dalla bontà che è la madre di tutte le virtù. Tant'è che Gesù stesso rimproverò quel giovane ricco che anelava aver parte della vita eterna e che lo chiamò «Maestro buono». «Perché mi chiami buono? – rispose – Nessuno è buono all’infuori di Dio solo.».

    Sappiamo che al giovane ricco in questione, Gesù gli suggerì di privarsi dei suoi beni per diventare caritatevole, giusto come fece istintivamente il nostro Martin del racconto: lui che era tutt’altro ricco. Ma sappiamo anche dai Vangeli l’esito dell’episodio del giovane ricco incapace di mettere in pratica ciò che gli venne richiesto dal Signore.

    E di Martin fra gli uomini ce ne sono tanti, menomale! Ma sono sparsi e non amano tanto farsi vedere, poveri come sono molti di essi. Altrimenti come farebbe a rinascere ogni Giorno di Natale un nuovo Gesù senza i pastorelli che sono, appunto, i primi “Martin” del primo Gesù, lì a Nazaret!


    Buon Natale a tutti,

    Gaetano

    RispondiElimina
  21. Caro Gaetano, significative riflessioni!


    Le inserirò in coda al post assieme al contributo di Pier, non appena avrò un attimo.


    Affettuosi auguri di nuovo!

    RispondiElimina
  22. Cara Maria Teresa, ti rinnovo gli auguri di un sereno Natale.


    Un abbraccio

    annarita

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  23. Tanti auguroni di Buon Natale e Felice Anno Nuovo, un abbraccio, Fabio

    RispondiElimina
  24. Fabio, carissimo, come sono contenta che tu sia passato di qui. Rinnovo di cuore gli auguri di pace e serenità a te e alla tua splendida famiglia.


    Un abbraccio

    annarita:)

    RispondiElimina
  25. post come sempre interssante e con questo commento approfitto di augurare a tutti un felice anno nuovo

    riccardo 2b

    ciao

    RispondiElimina
  26. Grazie, caro Riccardo! Rinnovo gli auguri anche a te e ai tuoi genitori.


    Magari gli auguri per il Nuovo Anno ce li scambieremo ancora più avanti!;)


    Un abbraccio

    prof. Annarita

    RispondiElimina
  27. Racconto magnifico Annarita. Grazie! E stasera ho scoperto un'altra meraviglia: i disegni della maestra Pat (il link l'ho messo istantaneamente tra i miei preferiti).

    Ancora auguri!

    RispondiElimina
  28. Sì, Nadia. Il racconto di Tolstoj è straordinario e i disegni di Pat bellissimi. E' il motivo per cui li ho scelti;)


    Un abbraccio e a presto.

    annarita

    RispondiElimina
  29. Ciao carissima Anna Rita, sono troppo contenta di aver ricevuto i tuoi auguri e li contraccambio di cuore. Non mi ero affatto dimenticata di te e ogni tanto entro nei tuoi bellissimi blog pieni di vitalità e profondi allo stesso tempo. Un caro abbraccio e a presto da Luisella

    RispondiElimina
  30. Carissima Luisella, quale gioia mi dà leggere il tuo commento.


    Passa più spesso. Sei la benvenuta sempre!!!


    Un abbraccio

    annarita:)

    RispondiElimina

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