Cari ragazzi e cari lettori, ricordate il post "La straordinaria storia dello zero - 1° Parte?"
Ebbene, l'amico Gaetano ci offre con questo post la 2° parte "La storia ancora più straordinaria dello zero dei Maya".
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LA STORIA ANCORA PIÙ STRAORDINARIA DELLO ZERO DEI MAYA

In modo assolutamente indipendente dall'invenzione dello zero avvenuta nella Valle dell'Indo, e diverse centinaia di anni prima, la straordinaria civiltà dei Maya usava il disegno di una conchiglia per indicare lo zero in un sistema di notazione posizionale. I Maya usavano due segni, il punto per «1» e la linea orizzontale per il «5».
Nel loro sistema di conteggio ordinario vigesimale (in base 20) essi usavano questi simboli per i multipli di 20^0 (=1), di 20^1 (=20), 20^2 (=400), e così via. A differenza dei nostri simboli numerici, le posizioni erano ordinate dal basso verso l'alto invece che da sinistra verso destra.
[Adattato da Sharer (1)]
Che cosa succede quando uno di questi pezzi del mosaico manca? Il cervello matematico ha ciò nondimeno il concetto di insieme vuoto che tenta di rappresentare in una notazione numerica? Gli antichi Maya dell'America centrale svilupparono una cultura e una civiltà complesse da circa il 1000 a.C. fino al 1500 d.C., quando furono annientati dalla conquista spagnola. Costruirono grandi città ed ebbero una vasta attività commerciale con i loro vicini. Intorno al 500 a.C., avevano sviluppato una scrittura geroglifica che non è stata ancora decifrata completamente. Molti testi, se non tutti, furono distrutti dai preti spagnoli. Uno di loro scrisse: «trovammo un gran numero di libri in questi caratteri [geroglifici] e, poiché non contenevano nulla in cui non vi fossero da vedere superstizione e menzogne del demonio, li bruciammo tutti, cosa della quale si dispiacquero in modo sorprendente e che causò loro molta afflizione». (2)
Come i loro discendenti moderni, e di fatto come accade in gran parte delle lingue degli Indiani d'America, i Maya contavano servendosi di un sistema di numerazione in base 20, più specificamente in base 5-20, che derivava probabilmente dal conteggio sulle dita delle mani e dei piedi. Avevano vocaboli per esprimere le potenze di 20, come 400 e 8.000, e avevano un'ossessione per i conteggi, in particolare per quello dei giorni, per il quale usavano un periodo di 18 giorni, di modo che il loro anno il tun, contava 20 x 18 = 360 giorni. Naturalmente sapevano che ci sono 365 giorni in un anno, e il loro «anno impreciso», chiamato haab, aveva 18 periodi di 20 giorni più un periodo di 5. C'era anche un anno sacro di 260 giorni, usato per scopi rituali. l testi sopravvissuti, noti come codici, sono spesso dedicati all'astronomia, e in essi gli eventi sono registrati cronologicamente in sequenze di anni e almanacchi; anche molte delle iscrizioni sugli edifici hanno un contenuto numerico.
I Maya avevano persino parole o frasi per esprimere numeri molto grandi, come 20 kichiltuns: 18 x 20^7 ossia 23.040.000.000 giorni!
I Maya, così come i loro vicini, almeno dal 400 a. C. usavano una notazione posizionale senza lo zero. Era un sistema di punti per rappresentare l e di barre per il 5. (3) Ciò potrebbe aver costituito un modello per gli sviluppi successivi in modo simile a quello in cui i matematici indiani usarono il modello babilonese, precedente al loro.
Sembra anche che i Maya usassero tavolette per contare, e modi particolari di disporre ciottoli e semi di cacao per comporre numeri, forse in una maniera equivalente a quella indiana. Dunque i Maya possedevano vocaboli numerici che usavano un sistema con base, avevano un'attività di commercio, estese pratiche di conteggio - compresi strumenti come le tavolette – e un sistema scritto. Ma erano in grado di rappresentare l'insieme vuoto in modo sistematico, con uno zero, quando altre culture analogamente dotate, come quelle degli antichi Greci e degli Egizi, non ci erano evidentemente riuscite? La risposta è facile. Erano in grado di farlo. Inoltre oggi sappiamo che il loro sistema precedette quello indiano di almeno 250 anni e forse addirittura di 65O. Il sistema si avvale per lo zero di un segno a forma di conchiglia, che significa più o meno «completezza» ed è mostrato sopra in figura.
Tratto dal libro “Intelligenza matematica” di Brian Butterwhort – Edizione Rizzoli
Consulta i link:
- la pagina dedicata allo zero su wikipedia.
- La storia del nulla
- La storia dello zero
- L'affascinante storia del numero Zero
- L'affascinante numero Zero
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1 - Sharer (1994), p.558.
2 - Citato in Sharer (1994), p.599.
3 - Sharer (1997) comunicazione personale.